Perché è una raccolta di riflessioni, un insieme di tracce, un grappolo di progetto intorno alla pedagogia del narrare: del silenzio e dell’ascolto. Perché è un libro corale in cui alcuni uomini e alcune donne, educatori ed educatrici, a vario titolo, (tutti redattori e collaboratori del CEM Mondialità) affrontano il tema della pedagogia

Narrativa parlando di identità, di teologia, di musica, di teatro, di cinema …; di adulti, di ragazzi di bambini. E una riflessione ma anche un itinerario didattico che passa attraverso quattro momenti fondamentali: la valorizzazione di sé e degli altri, la condivisione, la risoluzione dei conflitti, la cooperazione e la competizione. Per ogni voce sono riportate considerazioni metodologiche e indicate attività specifiche. Un sempreverde dell'educazione alla pace.

Perché suggerisce agli adulti modalità e strumenti per aiutare i bambini e le bambine ad acquisire e potenziare le abilità necessarie a gestire un conflitto. Perché parte dalla creazione di un contesto (spazio-tempo) ottimale per bambini e bambine di 3-6 anni, si occupa delle relazioni e suggerisce strategie e attività, affinché la negoziazione sia praticata dagli stessi bambini e bambine.

Perché ad una interessante introduzione teorico-pratica seguono una serie di attività-esercizi da proporre ai bambini stessi, di modo che facciano i conti con la propria rabbia: la riconoscano, la descrivano, le diano voce e gesti, la rielaborino creativamente perché diventi motore di cambiamento.

Perché non prende in considerazione solo la tanto vantata “bellezza” della differenza, ma anche la grande fatica. Perché non si parla di “integrazione”, ma di “contaminazione”. Perché è un percorso sperimentato in classe e il processo e il metodo sono già apprendimenti. Perché se si vuole fare intercultura a scuola, le prime culture da prendere in considerazione sono quelle del maschile e del femminile.

Il gruppo si divide in due sottogruppi: A e B. Quello A si intreccia con braccia e gambe in modo che sia difficile sciogliere i “nodi” . Il gruppo B cerca di sciogliere il “gomitolo” imbrogliato partendo dall’individuazione del punto più debole, tirando fuori un braccio o una gamba. Ciascuno dei partecipanti decide di farsi sbrogliare facilmente o se far resistenza. Chi viene “sbrogliato” esce dal gruppo A e va a far parte, se vuole, del gruppo B per aiutarlo.